domenica 31 agosto 2008

Menta

Ha le caviglie slegate la vita
Balla e balla come un'ape
e col ventre rotondo.

Salgo sulla nuvola numero nove
per fare l'amore con un angelo.
He's like-minded.
E' qui la lettera A degli inferi
Quel morbo di purezza rarefatta
che io conosco, non voi.

Toglieste l'ultimo velo alla verità
lei sverrebbe, come me nel delirio
come me, che con foglie di menta
ho curato un male misterioso
Per la salvezza di uno status quo.
Erano crispy.

Lasciate le cose come stanno.
E' la mia preghiera.
Spostate solo quella tazza,
d'un poco.
Quella sedia, d'un poco.
Come accadrà secondo il rabbino.

giovedì 21 agosto 2008

Alice

Mia madre, spazzolando i miei capelli bruni,
d'un tratto smise. Ricordo…oppure no?
Stavo in piedi su un carro di carnevale
con un pianeta di cartapesta alle spalle.

Tra i capelli un cerchietto di brillantini,
e roselline bianche. Forse l'avevano portata via,
mia madre, gli uomini della legge. Per otto anni.

Alla fine del processo non sarebbe tornata
No. Inghiottita da una macchina di scrivere
azzurra, carnivora e rumorosa.

Così al barbiere dissi "Rasami, ora."
Che possa cambiare di genere ancora!
Potrò? Essere un'altra, un'altra, non lei
E i miei capelli, quelli non serviranno più.

Dentro l'hair salon gli uomini si voltarono
tutti per guardarmi in faccia e alcuni aspettarono,
già sbarbati, finchè la ferita non fu compiuta.

L'abbandono

Sul prato nel retro del college
Ti ricordi?
Raccontasti d’aver baciato una donna
Io una l’avevo amata.
Capivi, senza pensare fossero stranezze
E annuivi con quei tuoi riccioli,
ramati, e le molte lentiggini.

Ho visto parecchi comportarsi da stupidi
Quando al bancone di Loafers c’eri tu
Eppure mai un complimento,
per paura.

Io, me ne infischiavo!
Sei così bella cara, questa sera.
Lo facevo apposta.
Ti ammiravo come un Kippenberger ed ero sincera,
perché non ti temevo
Amica che adoro
Eri un tempio
sacra come la madre
Tra le tue braccia forti di Amazzone
mi davi una casa.

Era così con Elischeba?
O era quella la giovane madre,
prima che partisse?

Agavi

Conosci le agavi alte e spezzate
fiore spinoso, ciclopico, mediterraneo?
Col fusto mutilo, al margine dei viali
sono sublimi, contro il biancazzurro.

Quando la sera tramonta magenta
E il sole muore fumoso, lento e lilla
Ecco un disegno mesto:
Fusti di agavi abbattute dal vento
Con la postura d’uomo in preghiera.

Immagina un geco addormentato
uno scarabeo svelto sulle dune
e la veranda, percorsa dalle libellule
Non è altrettanto misteriosa!

L’aria salmastra d’intorno soffiando
Conserva il segreto del sole madido
Che l’agave ascolta, si inchina.

Poi, quando è notte, custodisce gli amanti
Appartati nel covo di sabbia e verzura.

Il vento, franco, desidera e consuma
quel fallo fertile di semi a raspi
lanciati come un bouquet di sposa
un grappolo, più grappoli, la terra l’accoglie.

Infine, cessato l’amore, la terra è pregna
e il cielo espone solenne il fusto avvilito.

venerdì 1 agosto 2008

una delusione cosmica

Mi sono alzata alle 6 e mezzo stamattina, per venire qui a G. a pubblicare le cinque poesie su cui ho trascorato i pomeriggi di Luglio da quando sono in Sicilia.
Per un guaio tecnico il viaggio è stato inutile. Sono deprivata. Chi me la toglierà ora, questa tristezza di solitudine non letta?

giovedì 24 luglio 2008

una risposta

Così è una donna, come hai scritto
In quella lettera dalla campagna
L’ho avuta da Maufrignese, il viveur
che aveva visto un monaco nel granito.

Prendi me, casualmente viva
Mi vedresti in un favo d’inchiostro
Tra le mani un’amica di carta e basta
Il suo nome è Virginia.

Quel malessere verde malinconico
Non è di vecchie cose in un baule
Ma il presente, l’incertezza di marmo
Di malattia che va dal bianco al nero
Del farmaco che annebbia.

Un uccellino cinguetta oltre le tende
Nel pomeriggio fosco di luglio.

Mi rasserena il canto, ma non solo,
Anche l’ansimare del cane spagnolo
Nel corridoio tra noi e l’orto
Dove una biscia mi ha attaccato
Con un balzo di sorpresa, meraviglioso.

Così l’amore si sveglia un istante
Come la mania, niente romanzi
Sorprende o dorme, dorme, dorme
C’è senza esserci, un’arida purezza.

Essere donne ha senso, Adelaide?

Più che mai, oggi guardo oltre le tegole
Volo con ali di cera nel cielo che rima
E la sera accende un faro, Il Segreto
Lo stesso che tengo nella sacca estiva.

mercoledì 14 maggio 2008

Il camaleonte

E' la settimana dei piccoli uomini. Ha chiamato lui, Pasolini. Già.
Non ti ho mai amata. Vieni con me a Venezia? Ti sono mancato? Potremmo essere amici.
Il camaleonte diventa di ogni colore, così si mette in salvo. E' una voce che si estende su tutte le ottave. Non c'è nota che il suo canto non esegua, per il desiderio di piacere.
Dio mio, dategli un pò di attenzione, inviadetelo e tenetelo al di sopra di ogni altro affetto e interesse, perchè perfino un accenno di curiosità nella vostra voce, che non sia per lui, potrebbe ferirlo a morte. E perderà il suo centro, il suo io, il suo sè, il suo dio, se non lo farete. Poi, della sua perdita di equilibrio, non mancherà di tentare di fare voi responsabili.
Adesso ti farei schifo. Mi fa, e la sua voce è insincera come una chitarra scordata.
Che c'entra, dico.
Abbassa quelle difese, ritira la ruota, Mr pavone. Sei serio quando pensi che contino qualcosa le tue Bahamas?