mercoledì 12 marzo 2008

rollerblade

Vorrei avere ancora i rollerblade che ho regalato ad una collega universitaria a cui si erano rotti. Lei li sapeva usare cosi bene, ci viveva sopra, come se fossero stati un paio di piedi.
Io invece una volta che li avevo indosso ci ero caduta per terra rovinosamente. Il sedere mi faceva un male dopo quella caduta sull'asfalto che da quel giorno in poi ho avuto paura di indossarli di nuovo. Del resto la caduta non era stata del tutto casuale, probabimente. Avevo strafatto quel giorno, uscendo per strada coi pattini, quando ancora avevo fatto poca pratica e solo sul pavimento liscio del mio appartamento di Palermo, in via Volontari.
Poi, a quella mia collega bosniaca che entrava persino in aula universitaria pattinando sui rollerblade, si erano guastati i suoi...ho fatto due più due. A chi servono di più?
Era quasi un'estranea e il suo nome non me lo ricordo più. Ma un giorno sono arrivata a lezione e le ho portato i miei rollerblade. Glieli ho regalati, non venduti. Lei faceva la babysitter per mantenersi gli studi e viveva lontano dalla cittadella universitaria.
Io vivevo a due passi e francamente per me andare sui rollerblade era un'arte da voler imparare, per lei uno strumento di sopravvivenza. Credo di avere fatto la cosa giusta, se ci penso, mi pare di avere messo un pò ordine, come dire.
Poi penso anche che mi dispiace di non aver potuto imparare. Mi conosco, alla fine quei rollerblade, avendoli a casa, li avrei ripresi e forse avrei imparato bene abbastanza da riuscire oggi a pattinare i sabati pomeriggio per il parco Nord di Milano.
Sono la stessa che - dopo umiliazioni indimenticate e troppi tentativi finiti male - ha imparato ad andare in bicicletta a sedici anni, quando nessuno ormai mi tormentava più sbattendomi in faccia quanto fosse facile pedalare. Era impossibile che non ne fossi in grado, dicevano loro.

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